Matèria è un progetto che si adatta a diverse discipline e le combina producendo nuove iniziative. È un progetto a lungo termine. Matèria mira a combinare componenti e personalità nello spazio culturale allo scopo di conservare la memoria, di rileggere la coscienza collettiva e fondare nuove identità e spazi condivisi. Matèria collabora con professionisti, ricercatori, artisti, curatori, architetti, musicisti, scrittori. Matèria è un progetto a cura di Alessandro Messina e Valentino Danilo Matteis.
Il Teatro di Consagra a Gibellina è un progetto del 1984, iniziato, interrotto e ora privo di una destinazione d’uso. Completato nella parte strutturale solo nel 2016, rimane oggi come un oggetto scultoreo, interamente in calcestruzzo, dove è difficile immaginare le funzioni originali. È ora un cantiere incompiuto con i ferri di attesa ancora scoperti. Grande Teatro intende riflettere sull’edificio attraversando due tematiche principali: il suo essere un cantiere e la sua originale destinazione d’uso. L’allestimento giocherà su un doppio livello di immaginazione, utilizzando suggestioni visive riferite ai materiali da costruzione combinate con elementi aerei e mobili, legati più all’immaginario degli elementi teatrali come sipari, tende e scenografie. Inserendo elementi contrastanti, la leggerezza dei palloncini di Elisabetta Marino contro le imponenti strutture di calcestruzzo, si rafforzano in entrambi gli aspetti, lavorando per abbinamento di forme e consistenze, alla ricerca del legame sottile tra il cantiere, con le sue impalcature, e le torri sceniche, un teatro in movimento dove dietro le quinte si muovono cavi, persone, strutture. Il Teatro di Consagra è un oggetto architettonico complesso, stratificato su livelli multipli, sovrapposti e articolati, privi di soluzione di continuità. Questo layering, da attraversare su molteplici piani, è popolato anche da diverse nature (rampicanti, calcinacci, tracce di volatili, impronte di cani) che lasciano continuamente i loro segni: esseri viventi e materia coesistono e generano vita nel manufatto silenzioso e apparentemente privo di vita. Tra questi elementi, gli interventi di Francesco Surdi, nascosti tra cumuli e crepacci artificiali, creature che popolano la natura improvvisata nel cantiere. È infine e soprattutto, una scultura prestata all’architettura. Raro caso di “Architettura frontale” effettivamente realizzata dallo scultore Pietro Consagra (1920-2005), assieme al vicino edificio Meeting, il teatro rappresenta fisicamente e plasticamente una teoria artistica estesa all’architettura, un oggetto estremo e ambiguo, difficile ma con grandi potenzialità. Uno scenario virtuoso, dove la dimensione teatrale è ampliata anche alla forma fisica, un dispiegamento muscolare ed elastico di forme, uno spazio per una performance infinita. La performance animata dagli interventi di Adriano La Licata, gli elastici tesi e i cuscini legati, le scope abbandonate che sembrano far parte di un momento di lavoro e nascondono una dimensione di contemplazione e tempo sospeso. Grande Teatro vuole infine espandere e caratterizzare con pochi elementi le potenzialità dell’edificio, restituendo agli abitanti la possibilità di attraversarlo con allestimenti ed elementi in dialogo e contrasto. Entrando nel Teatro, scortati dalle figure di cani, randagi e protettivi, tracciati da Federico Lupo e Elias Vitrano su bandiere oscillanti, il percorso si sviluppa negli ambienti vuoti e allestiti per l’occasione con un approccio leggero, accentuando punti di vista e invitando a esplorare lo spazio, cercando punti di vista inaspettati da cui scorgere opere e percepire un ambiente che gioca a nascondersi e ritrovarsi. Un teatro ravvivato da echi del possibile e riverberi di un presente pieno di potenzialità.