Matèria è un progetto che si adatta a diverse discipline e le combina producendo nuove iniziative.
È un progetto a lungo termine.
Matèria mira a combinare componenti e personalità nello spazio culturale allo scopo di conservare la memoria, di rileggere la coscienza collettiva e fondare nuove identità e spazi condivisi.
Matèria collabora con professionisti, ricercatori, artisti, curatori, architetti, musicisti, scrittori.
Matèria è un progetto a cura di Alessandro Messina e Valentino Danilo Matteis.
Progetto Matèria + Federico Lupo per MAAT Festival SINTAGMA*
Il concetto sul tema dell'interfaccia consiste in un magma esperienziale, segmenti intermittenti di oggetti/concetti continui e definiti. Progetto Matèria espone l’interfaccia stessa con la quale ha combinato conoscenze e persone, la rete di relazioni di cui Matèria è filtro e prisma. Indagare, recitando a braccio, la possibilità di generare un mostro dotato di un numero di organi maggiore rispetto a quanto necessario per la sopravvivenza. Il progetto si compone come accumulo di risultanze e sedimenti di ricerche individuali che, per alcune incidenze ed incontri, abbandonano l’autorialità in favore di un’orchestrazione corale. Matèria raccorda alcune esperienze maturate in seno agli ultimi progetti in un dispositivo narrativo in cui opere, oggetti, souvenir, tracce di accadimenti si dispongono in orchestra, funzionando da innesco di possibili relazioni, moltiplicando, per una catena di incidenti, le variabili di lettura del contesto. Matèria si offre quindi come interfaccia in grado di facilitare i flussi, indicizzare informazioni ed operare da ponte tra comunità locali, comunità artistiche, paesaggi ed ipotesi analitiche di sopravvivenza. Lo spazio sarà occupato dai contributi di artisti e ricercatori in forma di sepolcro monumentale abitabile. Ogni contributo cede l’identità autoriale assumendo il valore di sintagma: una struttura linguistica costituita o da una sola parola o da una combinazione di più elementi che formano un’unità costruita intorno a un nucleo o testa dotata di comportamento sintattico unitario. Oggetti inutili si alternano in uno scompaginato memoriale funzionale ad una narrazione dei luoghi e del tempo attraversati adesso in stato di semi-incoscienza.
*s. m. [dal gr. σύνταγμα, propriam. «composizione, ordinamento», der. di συντάττω «ordinare» (v. sintassi)] (pl. -i). – Termine introdotto in linguistica da F. de Saussure (1857-1913) per indicare qualsiasi segno in quanto sia costituito da una successione di unità lessicali e grammaticali minori. Nell’uso attuale, unità sintattica di varia complessità e autonomia, di livello intermedio tra la parola e la frase (per es., a casa, di corsa, contare su [qualcuno]); in partic., con riferimento alla categoria grammaticale: s. nominale, verbale, aggettivale, preposizionale; è detto anche stereotipo (s.m.).
da Enciclopedia Treccani e GI Franco Montanari
Francesco Surdi
Chele e Dentini, Ceramica smaltata, Dimensioni variabili, 2023
Elisabetta Marino
Piccole stelle, 15 gonfiabili a elio, Dimensioni variabili, 2023
Federico Lupo
Flinn e Sally (da Gianbecchina e Lia Pasqualino Noto), Stampa su
tessuto nautico, 100x200 cm, 2023
Elisabetta Marino
Non vaso #2, Gomma sintetica, 20x30 cm circa, 2023
Il Teatro di Consagra di Gibellina è un progetto del 1984, iniziato, interrotto e ora privo di una destinazione d’uso. Completato esclusivamente nella parte strutturale nel 2016, resta come un oggetto puramente scultoreo, interamente in calcestruzzo, dove è difficile immaginare le funzioni originali. Resta ora un cantiere, un edificio incompiuto, con i ferri di attesa ancora scoperti.
Grande Teatro intende riflettere sull’edificio insistendo su alcune tematiche principali: il suo ruolo di cantiere incompiuto e la sua originale vocazione di teatro. Lavorando con un allestimento che utilizza suggestioni visive di materiali costruttivi e da cantiere ed elementi aerei e mobili, mutuati dall’immaginario degli elementi teatrali come sipari, tende scenografie, si giocherà su un doppio livello di immaginazione. Inserendo elementi anche contrastanti, leggero e fluido contro pesante e solido, si vuole evidenziare entrambi gli aspetti. Il Teatro è anche un oggetto complesso, disposto su livelli multipli, sovrapposti e complessi, privi di soluzione di continuità.
Questo layering, da attraversare su molteplici piani, è attraversato anche da diverse nature che lasciano continuamente le loro tracce: esseri viventi e materia coesistono e generano vita nel manufatto silenzioso e apparentemente privo di vita.
È, infine e soprattutto, una scultura prestata all’architettura. Raro caso di “Architettura frontale” effettivamente realizzata da Pietro Consagra, assieme al vicino edificio Meeting, rappresenta fisicamente e plasticamente una teoria artistica estesa all’architettura, un oggetto estremo e ambiguo, difficile ma con grandi potenzialità.
Grande Teatro intende espandere e caratterizzare con pochi elementi le potenzialità dell’edificio, restituendo agli abitanti la possibilità di attraversarlo con allestimenti ed elementi in dialogo e contrasto.